sabato 31 maggio 2008

Sarcastico Montale


Eugenio Montale non amava essere chiamato poeta né attribuiva nessun merito speciale alla sua Opera, tanto che quando seppe di aver vinto il Nobel per la Letteratura, con auto ironia dichiarò:
"Dovrei dire cose solenni, immagino. Mi viene invece un dubbio: nella vita trionfano gli imbecilli. Lo sono anch'io?".

venerdì 30 maggio 2008

Il nome di Mark Twain

A sentirlo così, Mark Twain, sembra un vero nome, il nome con il quale conosciamo l’autore dei famosi romanzi Le avventure di Huckleberry Finn” e “Le avventure di Tom Sayer”. In realtà, lo scrittore americano (1835-1910) si chiamava Samuel Langhorne Clemens. Avendo lavorato sui battelli a vapore che solcavano il fiume Mississippi, Twain scelse il proprio pseudonimo principale (usò anche un altro nome per firmare alcuni libri) da un grido che si usava in marineria per indicare una distanza di sicurezza: by the mark, twain”, ovvero: dal segno, due braccia, misura che corrispondeva all’incirca alla profondità di 3,7 metri.

giovedì 29 maggio 2008

Caravaggio e l'odore dei carciofi


Si narra che un giorno, Michelangelo Merisi, il noto pittore del Seicento meglio conosciuto con il nome di Caravaggio, entrò con il suo spirito baldanzoso in un'osteria e ordinò un piatto di carciofi. Gli fu portata una pietanza di carciofi cotti con olio e carciofi cotti con il burro. Quando Caravaggio, proverbialmente irascibile, chiese al ragazzo della bettola come distinguere gli uni dgli altri, e si sentì rispondere che per capire la differenza tra i carciofi cotti all'olio e i carciofi cotti al burro bastava semplicemente odorare, tirò il piatto in faccia al garzone, sguainò lo spadone e lo rincorse per tutta l'osteria.

martedì 27 maggio 2008

Irritanti interviste


Nel suo libro "Parole d'artista", l'artista Concetto Pozzati. cita un'intervista nella quale un giovane giornalista chiedeva a Giorgio Morandi:
"Professore Lei non è mai stato a donne?
Morandi, si levò di scatto e irrigidito iniziò questo dialogo:
"Senta lei, quanto prende per scrivere l'articolo?
Duemila lire.
Lo sa quanto vale un mio quadro?
Sulle ottantamilalire.

Bene, le regalo un quadro purché non scriva niente su di me."

lunedì 26 maggio 2008

Il leale John Waine


In uno dei suoi film, al mitico John Waine fu chiesto di girare una scena dove Lui, il buono, avrebbe dovuto sparare alle spalle l'antagonista cattivo ( e nei film americani i cattivi sono proprio cattivi). Questo per John era inaudito, l'interprete in tantissime pellicole dell'eroe forte, coraggioso e leale si rifiutò. Ma la cosa che lo fece veramente infuriare fu quando gli dissero che un suo collega, Clint Eastwood, quella scena l'avrebbe fatta senza pensarci due volte. Allora tra parole grosse e ceffoni per quel giorno non si girò un bel niente.

sabato 24 maggio 2008

I pensieri di Gary Cooper


Quali sono le doti che deve avere un vero divo del cinema? La risposta in questo piccolo aneddoto: una volta, un Gary Cooper giovanissimo, fissava silenzioso, per molto tempo e con aria molto riflessiva, l'orizzonte davanti a sé. La mamma preoccupata gli domandò:
A cosa pensi ?"
“Non penso assolutamente a nulla.” rispose il piccolo Gary. “Allora sarai un buon attore” sentenziò la Mamma.



giovedì 22 maggio 2008

La fontana delle Zizze


Ci sono opere del passato come: strade, chiese, monumenti e fontane che, eretti con intenti di pubblica utilità e per abbellire la città con il contributo di eminenti artisti, vengono ribattezzati dalla fantasia e dalla semplicità del popolino con nomi curiosi e divertenti. A volte tali opere si ricordano o si individuano proprio grazie a questi nomignoli affibbiati dalla volontà popolare.
In via Giuseppina Guacci Nobile a Napoli per esempio, è collocata la fontana di Spina Corona commissionata per volere di alcuni nobili nel 1354 ma rifatta e trasformata più volte nel corso della storia. Siccome in questa fontana era collocata una sirena dalle floride mammelle da cui sgorgava l'acqua, ben presto fu rinominata dall'antica creatività dei napoletani, fontana delle "Zizze". Ora l'originale è custodita nel Museo di San Martino, e al suo posto è collocata una copia dello scultore Achille D'Orsi.

domenica 18 maggio 2008

L'uovo di Castel dell'Ovo


Una leggenda medioevale spiega l'origine del nome dato al Castello medioevale situato sull'isolotto di Megaride a Napoli: sembra che il poeta delle Bucoliche e dell'Eneide, Virgilio a cui venivano attribuiti poteri magici, avesse chiuso un' uovo in una caraffa appesa poi, in una gabbia di ferro sul soffitto di una stanza del Maniero; l'integrità di quest'uovo avrebbe determinato la durata di quello che poi fu chiamato per l'appunto Castel dell'Ovo.


giovedì 15 maggio 2008

Rauschemberg e i rifiuti napoletani



In un'intervista rilasciata nel 1987 da Robert Rauschemberg a Michele Buonomo per "Napoli e dintorni, Informatore d'arte", l'Artista americano, massimo esponente della Pop Art che faceva largo uso di rifiuti della società dei consumi occidentale per la realizzazione dei suoi Combines Painting, fa una riflessione sulla qualità dei rifiuti tra Napoli e New York:

"A New York, se fai un giro intorno a un isolato, con la roba che trovi nelle pattumiere, puoi arredare completamente un appartamento di tre stanze, e riesci perfino a trovare un frigorifero ancora funzionante. A Napoli, quello che trovi per la strada è proprio l’immondizia. Quella già digerita."

martedì 13 maggio 2008

De Gregori canta Pavese


Negli anni Settanta Francesco De Gregori cantava: “ e Cesare perduto nella pioggia aspettava da sei ore il suo amore, ballerina”. Il riferimento era allo scrittore e poeta piemontese Cesare Pavese (1908-1950), l’autore di “Lavorare stanca” e “La luna e i falò”, allora liceale: e quella era la sua prima delusione sentimentale. Infatti, il giovane Cesare si era innamorato di una cantante-ballerina che si esibiva in un caffè-concerto di Torino, la sua città. Le aveva dato un appuntamento e l’aveva attesa invano dalle sei a mezzanotte (le “sei ore” cantate da De Gregori), al freddo e sotto la pioggia, buscandosi una pleurite che lo tenne lontano da scuola per ben tre mesi.

domenica 11 maggio 2008

L'uovo di Brunelleschi



Sempre Giorgio Vasari, nelle sue Vite... ci tramanda una delle sue belle favole sugli artisti del Quattrocento. Questa volta ci racconta un aneddoto riguardo al concorso per la realizzazione della cupola di Santa Maria del Fiore che come è noto fu affidata a Filippo Brunelleschi.Il Vasari narra dunque che in una discussione tra gli artisti concorrenti durante la quale tutti mostravano i loro progetti e modelli per l'imponente Opera, Brunelleschi restio a mostrare i propri disegni, propose un gioco: sfidò gli altri artisti a fermare sul marmo un uovo dritto, il vincitore avrebbe ottenuto l'incarico per la Cupola. Naturalmente nessuno trovò la soluzione per fermare l'uovo sul tavolo, ma Il noto architetto fece sfoggio del suo ingegno, con un colpo secco rese piana la supefice inferiore dell'uovo e lo fece stare ritto. Adesso questo episodio è conosciuto come "l'uovo di Colombo" perché fu poi attribuito al celebre navigatore.



venerdì 9 maggio 2008

Spericolato Vasco


Nel 1983 Vasco Rossi partecipa per la seconda volta al Festival di Sanremo con la canzone "Vita spericolata" e per la seconda volta si classifica ultimo. Ma questa volta sembra che le cause siano imputabili più alle sue condizioni fisiche che al valore di una delle sue più belle canzoni. Infatti dopo che fu annunciata la canzone, il big del rock italiano, tardò a salire sul palco suscitando le preoccupazioni degli organizzatori. Quando entrò in scena era visibilmente ebbro. Infatti arrivò al microfono leggermente barcollante ed eseguì la sua canzone con una strana voce tremolante.
La storia che seguì fu però costellata da incontrastati successi

giovedì 8 maggio 2008

L'autoisolamento di Proust

Lo scrittore francese Marcel Proust (1871-1922) viene ricordato anche come “l’angelo della notte”. Ciò sta a indicare una abitudine che si consolidò a un certo punto della sua esistenza. Infatti, dopo anni di vita mondana con frequentazione di salotti alla moda (dei quali parlò anche in corrispondenze per l’importante quotidiano “Le Figaro”) e numerosi viaggi e addirittura un duello, si dette, in seguito all’aggravamento delle condizioni di salute, a vita ritirata e a una vera e propria autoreclusione. Nel 1909, lasciato l’appartamento di rue de Courcelles, si trasferì al n. 102 del Boulevard Haussmann a Parigi, nel quale fece rivestire di sughero – per garantirsi un isolamento acustico - le pareti della stanza da letto dove si dedicò interamente alla stesura della suo monumentale romanzo, “Alla ricerca del tempo perduto”, nel quale rievocò la sua vita precedente. Proust dormiva di giorno, con le imposte chiuse per evitare la luce, e scriveva di notte disteso a letto. Si abbonò addirittura al “teatrofono”, che gli permetteva di ascoltare da casa, attraverso il telefono, rappresentazioni tenute nei teatri parigini. La riproduzione della sua stanza insonorizzata è ora al Museo Carnavalet nella capitale francese.

Link utili:

www.marcelproust.it
www.proust.it




martedì 6 maggio 2008

Il ciccarolo di De Sica


È un episodio forse molto noto. Ma vale la pena narrarlo di nuovo come esempio del modo con il quale un regista risolve sul set con uno scatto d’intuizione un problema imprevisto. Al piccolo Enzo Staiola, dopo una scena drammatica di “Ladri di biciclette” (1948), Vittorio De Sica chiedeva di piangere. Ma il bambino non vi riusciva assolutamente, così a comando. Allora il grande regista nascose delle cicche di sigarette nelle tasche del piccolo. Poi, in qualche modo, finse di scoprirle casualmente. Al che l’apostrofò chiamandolo “ciccarolo”, che nel gergo popolare di Roma era una grave offesa. Enzo cominciò quindi a piangere in modo naturale e la scena poté essere girata con grande effetto realistico!


La maschera di Clint Eastwood


In un intervista rilasciata nel 1988 a Francesco Minnini da Sergio Leone, padre degli spaghetti western, che gli chiedeva, tra l'altro, Come scelse Clint Eastwood per la parte del pistolero solitario senza nome nel film: "Per un pugno di dollari", il regista rispose:
"La verità? Più che di un attore, avevo bisogno di una maschera, e Eastwood, a quel tempo, aveva due sole espressioni: con il cappello e senza cappello".

lunedì 5 maggio 2008

Ninetto e Totò



Quando, nel 1965, Pier Paolo Pasolini si reca presso l'abitazione romana del Principe De Curtis ( in arte Totò), accompagnato da Ninetto Davoli, il celebre comico li riceve con aria circospetta e con un lieve accenno di disgusto per l'informale abbigliamento di Davoli ( aveva anche i jeans strappati).
Dopo aver ascoltato il progetto cinematografico che voleva come protagonisti Totò e Ninetto Davoli, il Principe ancora perplesso, congeda i due visitatori. Ma subito dopo si fa portare del Flit dalla moglie per disinfettare poltrone e divani dai microbi e dal cattivo odore che secondo lui aveva lasciato il giovanissimo Davoli.

domenica 4 maggio 2008

La produzione di Warhol



Una degli aspetti fondamentali della Pop art è la riproducibilità, con mezzi moderni, dell'opera d'arte. Infatti, secondo gli artisti di questa tendenza, l'arte deve essere consumata come un qualsiasi altro prodotto commerciale.
A chi vantava le qualità di Picasso, che in tutta la sua vita aveva realizzato circa 4000 capolavori, Andy Warhol rispondeva senza scomporsi:
"Cielo! Io 4000 capolavori li faccio in un giorno!".

venerdì 2 maggio 2008

Il Braghettone


Daniele da Volterra, amico e emulatore di Michelangelo Buonarroti, fu chiamato dalla censura della Santa Sede a coprire, nel 1564, le nudità di santi e dannati nel famoso affresco del Giudizio Universale. Dato che non solo apparivano indecenti i corpi nudi, soprattutto dei santi, ma anche certe ardite posture, il Volterra fu costretto a ridipingere anche qualche personaggio come nel caso del gruppo di Santa Caterina e San Biagio. Secondo la censura infatti, il San Biagio piegato alle spalle della Santa nuda, poteva dare facilmente adito a malintese interpretazioni. Fatto è che da allora Daniele da Volterra verrà ricordato con il nomignolo di Braghettone perché coprendo con drappi vari le scandalose nudità, aveva fornito secondo la voce popolare, di braghe i personaggi del Capolavoro di Michelangelo.

giovedì 1 maggio 2008

La chiesa di Santa Chiara a Napoli



La chiesa di Santa Chiara a Napoli, consacrata, alla presenza del committente Roberto D'Angiò, nel 1340, ha subito nel tempo, tra incendi, terremoti e sovrapposizioni barocche, diversi rimaneggiamenti. Cosicché è difficile pensare che il Monastero, spesso citato nelle belle canzoni napoletane, abbia conservato buona parte dell'aspetto originario. Infatti alcune modifiche furono apportate in seguito al terremoto del 1446; nel 1550 e nel 1621 due incendi ditrussero buona parte della documentazione della chiesa; nel 1694 ancora un altro terremoto arrecò altri danni alla Fabbrica; verso la metà del Settecento i bravi artisti nostrani si divertirono a modernizzare la Chiesa con la barbara sovrapposizione di marmi e stucchi; dulcis in fundo nel 1943 fu distrutta quasi completamente sotto il fuoco degli Alleati. Quindi quello che possiamo ammirare oggi è solo il frutto di una lunga opera di ricostruzione che ha tentato di ripristinare le caratteristiche trecentesche di Santa Chiara