lunedì 1 dicembre 2008

Michelangelo e i disegni distrutti


econdo il Vasari, Michelangelo Buonarroti bruciò una gran quantità di disegni che esso riteneva fossero indegni di essere conservati. Infatti, poichè era considerato un genio dell'Arte e soprannominato Divinissimo, pensò bene di eliminare quegli schizzi o disegni preparativi, secondo Lui imperfetti, che potessero in qualche modo mostrare quanta fatica aveva fatta per giungere a quei risultati da tutti ammirati

domenica 19 ottobre 2008

I disegni di Fra Bartolomeo ovvero "come si distrugge una testimonianza d'arte"


Anche nel rinascimento maturo, in epoca controriformista, c'erano, accanto agli amatori d'arte, anche chi d'arte non ne capiva un gran che. Un aneddoto racconta infatti, che il noto artista domenicano, Fra Bartolomeo aveva lasciato un gran numero di suoi disegni al suo allievo Fra Paolino e che questo, a sua volta ne aveva fatta erede un'allieva: suor Plautilla Nelli del convento di Santa Caterina a Firenze. Le consorelle di Suor Plautilla però, vollero liberarsi dall'ingombro di quel gran numero di disegni bruciandone alcuni in un bel falò delle vanità e usandone altri per incartare, come oggi si fa con i giornali, gli ex voto.

venerdì 26 settembre 2008

Le tournes di Dickens


In fondo le arti e la letteratura hanno cercato sempre nuove strade per la propria diffusione presso un pubblico più ampio. E' il caso, ad esempio, dello scrittore inglese Charles Dickens (Portsmouth, 1812 – Gadshill, 1870), l'autore di "Oliver Twist" e "David Copperfield", il quale, oltre a pubblicare i suoi romanzi a puntate, come molti suoi colleghi del tempo, eseguiva anche letture pubbliche dei suoi testi. Si trattava di vere e proprie tournes che servivano allo scrittore per arrotondare le proprie entrate economiche ma che finirono anche per minare ulteriormente la sua già compromessa salute.

mercoledì 24 settembre 2008

I dolori del giovane Goethe


Il poeta e scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 1749 – Weimar, 1832) è famoso per la sua scrittura equilibrata e armoniosa e lo sguardo “olimpico” con cui sapeva guardare alle cose. Eppure, l’autore de”I dolori del giovane Werther” e del “Faust”, oltre che del celeberrimo “Viaggio in Italia”, da ragazzo doveva essere uno scapestrato, come in fondo era costume degli studenti del tempo (e di ogni tempo). Il padre infatti la sera sul tardi si appostava, nell’abitazione di Francoforte, ad una finestra fatta appositamente aprire nel muro che dava sulla strada da cui il figlio rientrava per essere sicuro dell’orario in cui il giovane tira-tardi rientrava, anche se questi cercava, appena in casa, di sgattaiolare silenziosamente in camera sua.

mercoledì 3 settembre 2008

Modigliani e la scultura metropolitana


Le ormai note condizioni di continua indigenza di diversi grandi artisti della fine dell'Ottocento, sfociano a volte nell'aneddoto curioso e leggendario dell'arte di arrangiarsi.
Una di queste leggende racconta che Amedeo Modigliani si aggirasse
, di notte, nei cantieri della nascente metropolitana di Parigi per sottrarre la costosa pietra e poter realizzare le sue sculture. In una di queste incursioni notturne, Modì realizzò un busto di donna sul posto, ma il mattino seguente la scultura scomparve tra le fondazioni di una galleria.

mercoledì 25 giugno 2008

I Macchiaioli, fame e arte


I pittori che diedero vita a quel nuovo genere pittorico definito macchiaiolo si riunivano a Firenze con un gruppo di artisti che si ritrova ad un Caffè Michelangelo di Via Cavour. Tra i suoi frequentatori del locale c'era tra gli altri anche Lorenzini (il Collodi di Pinocchio). Gli artisti, senza soldi e sempre con fame arretrata, erano alla ricerca disperata di un pasto dopo le chiacchere e gli scherzi al caffè. Telemaco Signorini disse:
"L'unica cosa che rimediavamo a credito con le nostre tavolette dipinte era un "lesso ciuco", di dubbia origine, con digestione secolare. "

sabato 21 giugno 2008

Balzac, scrivere per fame


Honoré de Balzac ( 1799-1850), tra i più famosi e importanti scrittori francesi, è l'autore del ciclo denominato "Commedia umana", una serie sterminata di romanzi che rappresentavano la società del tempo in modo "realista", tanto che Engels, il "collaboratore" di Marx, ammetteva di aver conosciuto la borghesia e il capitalismo meglio dai suoi libri che dagli studi specialistici. Ma perchè Balzac ha scritto così tanto? Il romanziere francese era perseguitato da problemi economici, che l'hanno spinto a fare anche il tipografo e l'editore, e siccome per i feuilleiton (romanzi d'appendice che uscivano a puntate sui giornali) era pagato un tanto a parola, era "condannato" a essere prolifico e prolisso: così che si dilungava spesso eccessivamente nelle descrizioni compiute.

mercoledì 18 giugno 2008

Com'era fatto Giotto?


Uno studio eseguito da un’équipe di ricercatori dell’Università di Pisa sulle ossa di Giotto, ha rivelato come probabilmente erano i caratteri fisici e somatici del noto Artista del Trecento:
“era più basso di un metro e sessanta, con un corpo dal busto lungo e dagli arti corti, aveva una testa grossa, incassata come roccia nel tronco sgraziato e massiccio; non si trattava insomma di un Adone. Il volto tradiva la stessa inequivocabile rozzezza: una fronte sfuggente che quasi ricordava l’uomo di Neanderthal, orbite enormi con occhi bovini, un naso alto e piccolo, sproporzionato all’insieme della figura, una mascella poderosa da buon parlatore e un collo taurino”.

lunedì 16 giugno 2008

La televisione vista da Fo


In un'intervista rilasciata al sito Postcontemporanea del 2004, Dario Fo esprime un giudizio sulla televisione di oggi:
"Beh, è uno schifo, insomma. Si preoccupa soltanto dell'ascolto e non guarda in faccia a niente. Le cose più volgari danno ascolti alti e quindi si va verso la trivialità, la banalità, la mancanza di spirito."

Leggi l'intervista

sabato 14 giugno 2008

Michelangelo Buonarroti e la copia della copia


Nel pulpito del Battistero di Pisa, realizzato da Nicola Pisano nel 1260, l'allegoria della Fortezza è uno dei primi nudi ripresi dall'antichità. Infatti Pisano riprendendo un tema ricorrente nella scultura classica, scolpisce un Ercole al quale attribuisce una virtù morale. Un paio di secoli dopo la stessa posa venne ripresa da Michelangelo Buonarroti per il celeberrimo David.

giovedì 12 giugno 2008

Mantegna ribelle


Il premio Nobel Dario Fo in una sua recita nell'Aula Magna di Santa Lucia a Bologna nel 2006, dal titolo "Mantegna Impossibile" descrive, parlando dell'Artista veneto, l'ambiente nel quale era cresciuto:
"... Per Mantegna, fanciullo schiavo alla bottega dello Squarcione, ci fu molta sofferenza nell'infanzia, una sofferenza che sfociò in una fuga con cui il giovane dimostrò tutto il suo carattere, ribellandosi al maestro-padrone e facendolo poi addirittura condannare. Squarcione era un pittore che allevava a centinaia bambini e ragazzi, iscrivendoli tutti come figli suoi, ma rendendoli schiavi e sfruttandone il lavoro...".

domenica 8 giugno 2008

Dino Risi, due aneddoti


Nel suo libro autobiografico "I miei mostri" edito da Mondadori con prefazione di Marco Giusti, Dino Risi descrive come nacque il film "Il sorpasso":
“Il personaggio de Il sorpasso è nato con un viaggio che feci con un avvocato milanese un po’ pazzo, tale Gigi Martello, che un giorno mi volle portare da Milano a Varese a trovare la sorella, poi a Lugano a comprare le sigarette, e poi mi chiese: ‘Sei mai stato nel Lichtenstein?’ e mi portò a mangiare dal Principe del Lichtenstein, nel cui castello siamo entrati mostrando la tessera del tram del Milano per farci passare come giornalisti. Così mi è venuto in mente di raccontare una storia simile..."
In un'intervista di Giancarlo Dotti del 2007 per il quotidiano "La Stampa", alla domanda:
Le piacciono gli italiani? Dino Risi rispose:
«Mi piace la gente comune. Mi piacciono i falliti. Io sono un fallito. Nanni Loy mi diceva: “Tu sei un fallito riuscito, io un fallito e basta"».

venerdì 6 giugno 2008

Il seguito di Charlot


Charlie Chaplin, era sceso un giorno, con un modestissimo bagaglio, all'albergo più lussuoso di Atlantic City.
Sul registro dei viaggiatori figuravano nomi illustri: " La duchessa Tizia e il suo seguito ", " Il principe Caio e il suo seguito " e così via.
Allora Il celebre comico sentendosi sminuito da tutte queste nobili personalità, con la sua vena comica e auto ironica, vi scrisse:

" Charlie Chaplin, il suo seguito...a domani ".

lunedì 2 giugno 2008

Ray Charles e il tatto dei giornalisti


A volte i giornalisti nelle loro interviste ai grandi personaggi dell'arte, sono completamente privi di tatto. Essi fanno domande indiscrete che vengono prontamente ridicolizzate dalle risposte auto ironiche degli artisti. Un cronista infatti, in un'intervista al grande Ray Charles chiese:
"Si è mai sentito discriminato o inferiore essendo nato cieco?"
"Assolutamente no, pensa se fossi nato negro!" fu la risposta.

sabato 31 maggio 2008

Sarcastico Montale


Eugenio Montale non amava essere chiamato poeta né attribuiva nessun merito speciale alla sua Opera, tanto che quando seppe di aver vinto il Nobel per la Letteratura, con auto ironia dichiarò:
"Dovrei dire cose solenni, immagino. Mi viene invece un dubbio: nella vita trionfano gli imbecilli. Lo sono anch'io?".

venerdì 30 maggio 2008

Il nome di Mark Twain

A sentirlo così, Mark Twain, sembra un vero nome, il nome con il quale conosciamo l’autore dei famosi romanzi Le avventure di Huckleberry Finn” e “Le avventure di Tom Sayer”. In realtà, lo scrittore americano (1835-1910) si chiamava Samuel Langhorne Clemens. Avendo lavorato sui battelli a vapore che solcavano il fiume Mississippi, Twain scelse il proprio pseudonimo principale (usò anche un altro nome per firmare alcuni libri) da un grido che si usava in marineria per indicare una distanza di sicurezza: by the mark, twain”, ovvero: dal segno, due braccia, misura che corrispondeva all’incirca alla profondità di 3,7 metri.

giovedì 29 maggio 2008

Caravaggio e l'odore dei carciofi


Si narra che un giorno, Michelangelo Merisi, il noto pittore del Seicento meglio conosciuto con il nome di Caravaggio, entrò con il suo spirito baldanzoso in un'osteria e ordinò un piatto di carciofi. Gli fu portata una pietanza di carciofi cotti con olio e carciofi cotti con il burro. Quando Caravaggio, proverbialmente irascibile, chiese al ragazzo della bettola come distinguere gli uni dgli altri, e si sentì rispondere che per capire la differenza tra i carciofi cotti all'olio e i carciofi cotti al burro bastava semplicemente odorare, tirò il piatto in faccia al garzone, sguainò lo spadone e lo rincorse per tutta l'osteria.

martedì 27 maggio 2008

Irritanti interviste


Nel suo libro "Parole d'artista", l'artista Concetto Pozzati. cita un'intervista nella quale un giovane giornalista chiedeva a Giorgio Morandi:
"Professore Lei non è mai stato a donne?
Morandi, si levò di scatto e irrigidito iniziò questo dialogo:
"Senta lei, quanto prende per scrivere l'articolo?
Duemila lire.
Lo sa quanto vale un mio quadro?
Sulle ottantamilalire.

Bene, le regalo un quadro purché non scriva niente su di me."

lunedì 26 maggio 2008

Il leale John Waine


In uno dei suoi film, al mitico John Waine fu chiesto di girare una scena dove Lui, il buono, avrebbe dovuto sparare alle spalle l'antagonista cattivo ( e nei film americani i cattivi sono proprio cattivi). Questo per John era inaudito, l'interprete in tantissime pellicole dell'eroe forte, coraggioso e leale si rifiutò. Ma la cosa che lo fece veramente infuriare fu quando gli dissero che un suo collega, Clint Eastwood, quella scena l'avrebbe fatta senza pensarci due volte. Allora tra parole grosse e ceffoni per quel giorno non si girò un bel niente.

sabato 24 maggio 2008

I pensieri di Gary Cooper


Quali sono le doti che deve avere un vero divo del cinema? La risposta in questo piccolo aneddoto: una volta, un Gary Cooper giovanissimo, fissava silenzioso, per molto tempo e con aria molto riflessiva, l'orizzonte davanti a sé. La mamma preoccupata gli domandò:
A cosa pensi ?"
“Non penso assolutamente a nulla.” rispose il piccolo Gary. “Allora sarai un buon attore” sentenziò la Mamma.



giovedì 22 maggio 2008

La fontana delle Zizze


Ci sono opere del passato come: strade, chiese, monumenti e fontane che, eretti con intenti di pubblica utilità e per abbellire la città con il contributo di eminenti artisti, vengono ribattezzati dalla fantasia e dalla semplicità del popolino con nomi curiosi e divertenti. A volte tali opere si ricordano o si individuano proprio grazie a questi nomignoli affibbiati dalla volontà popolare.
In via Giuseppina Guacci Nobile a Napoli per esempio, è collocata la fontana di Spina Corona commissionata per volere di alcuni nobili nel 1354 ma rifatta e trasformata più volte nel corso della storia. Siccome in questa fontana era collocata una sirena dalle floride mammelle da cui sgorgava l'acqua, ben presto fu rinominata dall'antica creatività dei napoletani, fontana delle "Zizze". Ora l'originale è custodita nel Museo di San Martino, e al suo posto è collocata una copia dello scultore Achille D'Orsi.

domenica 18 maggio 2008

L'uovo di Castel dell'Ovo


Una leggenda medioevale spiega l'origine del nome dato al Castello medioevale situato sull'isolotto di Megaride a Napoli: sembra che il poeta delle Bucoliche e dell'Eneide, Virgilio a cui venivano attribuiti poteri magici, avesse chiuso un' uovo in una caraffa appesa poi, in una gabbia di ferro sul soffitto di una stanza del Maniero; l'integrità di quest'uovo avrebbe determinato la durata di quello che poi fu chiamato per l'appunto Castel dell'Ovo.


giovedì 15 maggio 2008

Rauschemberg e i rifiuti napoletani



In un'intervista rilasciata nel 1987 da Robert Rauschemberg a Michele Buonomo per "Napoli e dintorni, Informatore d'arte", l'Artista americano, massimo esponente della Pop Art che faceva largo uso di rifiuti della società dei consumi occidentale per la realizzazione dei suoi Combines Painting, fa una riflessione sulla qualità dei rifiuti tra Napoli e New York:

"A New York, se fai un giro intorno a un isolato, con la roba che trovi nelle pattumiere, puoi arredare completamente un appartamento di tre stanze, e riesci perfino a trovare un frigorifero ancora funzionante. A Napoli, quello che trovi per la strada è proprio l’immondizia. Quella già digerita."

martedì 13 maggio 2008

De Gregori canta Pavese


Negli anni Settanta Francesco De Gregori cantava: “ e Cesare perduto nella pioggia aspettava da sei ore il suo amore, ballerina”. Il riferimento era allo scrittore e poeta piemontese Cesare Pavese (1908-1950), l’autore di “Lavorare stanca” e “La luna e i falò”, allora liceale: e quella era la sua prima delusione sentimentale. Infatti, il giovane Cesare si era innamorato di una cantante-ballerina che si esibiva in un caffè-concerto di Torino, la sua città. Le aveva dato un appuntamento e l’aveva attesa invano dalle sei a mezzanotte (le “sei ore” cantate da De Gregori), al freddo e sotto la pioggia, buscandosi una pleurite che lo tenne lontano da scuola per ben tre mesi.

domenica 11 maggio 2008

L'uovo di Brunelleschi



Sempre Giorgio Vasari, nelle sue Vite... ci tramanda una delle sue belle favole sugli artisti del Quattrocento. Questa volta ci racconta un aneddoto riguardo al concorso per la realizzazione della cupola di Santa Maria del Fiore che come è noto fu affidata a Filippo Brunelleschi.Il Vasari narra dunque che in una discussione tra gli artisti concorrenti durante la quale tutti mostravano i loro progetti e modelli per l'imponente Opera, Brunelleschi restio a mostrare i propri disegni, propose un gioco: sfidò gli altri artisti a fermare sul marmo un uovo dritto, il vincitore avrebbe ottenuto l'incarico per la Cupola. Naturalmente nessuno trovò la soluzione per fermare l'uovo sul tavolo, ma Il noto architetto fece sfoggio del suo ingegno, con un colpo secco rese piana la supefice inferiore dell'uovo e lo fece stare ritto. Adesso questo episodio è conosciuto come "l'uovo di Colombo" perché fu poi attribuito al celebre navigatore.



venerdì 9 maggio 2008

Spericolato Vasco


Nel 1983 Vasco Rossi partecipa per la seconda volta al Festival di Sanremo con la canzone "Vita spericolata" e per la seconda volta si classifica ultimo. Ma questa volta sembra che le cause siano imputabili più alle sue condizioni fisiche che al valore di una delle sue più belle canzoni. Infatti dopo che fu annunciata la canzone, il big del rock italiano, tardò a salire sul palco suscitando le preoccupazioni degli organizzatori. Quando entrò in scena era visibilmente ebbro. Infatti arrivò al microfono leggermente barcollante ed eseguì la sua canzone con una strana voce tremolante.
La storia che seguì fu però costellata da incontrastati successi

giovedì 8 maggio 2008

L'autoisolamento di Proust

Lo scrittore francese Marcel Proust (1871-1922) viene ricordato anche come “l’angelo della notte”. Ciò sta a indicare una abitudine che si consolidò a un certo punto della sua esistenza. Infatti, dopo anni di vita mondana con frequentazione di salotti alla moda (dei quali parlò anche in corrispondenze per l’importante quotidiano “Le Figaro”) e numerosi viaggi e addirittura un duello, si dette, in seguito all’aggravamento delle condizioni di salute, a vita ritirata e a una vera e propria autoreclusione. Nel 1909, lasciato l’appartamento di rue de Courcelles, si trasferì al n. 102 del Boulevard Haussmann a Parigi, nel quale fece rivestire di sughero – per garantirsi un isolamento acustico - le pareti della stanza da letto dove si dedicò interamente alla stesura della suo monumentale romanzo, “Alla ricerca del tempo perduto”, nel quale rievocò la sua vita precedente. Proust dormiva di giorno, con le imposte chiuse per evitare la luce, e scriveva di notte disteso a letto. Si abbonò addirittura al “teatrofono”, che gli permetteva di ascoltare da casa, attraverso il telefono, rappresentazioni tenute nei teatri parigini. La riproduzione della sua stanza insonorizzata è ora al Museo Carnavalet nella capitale francese.

Link utili:

www.marcelproust.it
www.proust.it




martedì 6 maggio 2008

Il ciccarolo di De Sica


È un episodio forse molto noto. Ma vale la pena narrarlo di nuovo come esempio del modo con il quale un regista risolve sul set con uno scatto d’intuizione un problema imprevisto. Al piccolo Enzo Staiola, dopo una scena drammatica di “Ladri di biciclette” (1948), Vittorio De Sica chiedeva di piangere. Ma il bambino non vi riusciva assolutamente, così a comando. Allora il grande regista nascose delle cicche di sigarette nelle tasche del piccolo. Poi, in qualche modo, finse di scoprirle casualmente. Al che l’apostrofò chiamandolo “ciccarolo”, che nel gergo popolare di Roma era una grave offesa. Enzo cominciò quindi a piangere in modo naturale e la scena poté essere girata con grande effetto realistico!


La maschera di Clint Eastwood


In un intervista rilasciata nel 1988 a Francesco Minnini da Sergio Leone, padre degli spaghetti western, che gli chiedeva, tra l'altro, Come scelse Clint Eastwood per la parte del pistolero solitario senza nome nel film: "Per un pugno di dollari", il regista rispose:
"La verità? Più che di un attore, avevo bisogno di una maschera, e Eastwood, a quel tempo, aveva due sole espressioni: con il cappello e senza cappello".

lunedì 5 maggio 2008

Ninetto e Totò



Quando, nel 1965, Pier Paolo Pasolini si reca presso l'abitazione romana del Principe De Curtis ( in arte Totò), accompagnato da Ninetto Davoli, il celebre comico li riceve con aria circospetta e con un lieve accenno di disgusto per l'informale abbigliamento di Davoli ( aveva anche i jeans strappati).
Dopo aver ascoltato il progetto cinematografico che voleva come protagonisti Totò e Ninetto Davoli, il Principe ancora perplesso, congeda i due visitatori. Ma subito dopo si fa portare del Flit dalla moglie per disinfettare poltrone e divani dai microbi e dal cattivo odore che secondo lui aveva lasciato il giovanissimo Davoli.

domenica 4 maggio 2008

La produzione di Warhol



Una degli aspetti fondamentali della Pop art è la riproducibilità, con mezzi moderni, dell'opera d'arte. Infatti, secondo gli artisti di questa tendenza, l'arte deve essere consumata come un qualsiasi altro prodotto commerciale.
A chi vantava le qualità di Picasso, che in tutta la sua vita aveva realizzato circa 4000 capolavori, Andy Warhol rispondeva senza scomporsi:
"Cielo! Io 4000 capolavori li faccio in un giorno!".

venerdì 2 maggio 2008

Il Braghettone


Daniele da Volterra, amico e emulatore di Michelangelo Buonarroti, fu chiamato dalla censura della Santa Sede a coprire, nel 1564, le nudità di santi e dannati nel famoso affresco del Giudizio Universale. Dato che non solo apparivano indecenti i corpi nudi, soprattutto dei santi, ma anche certe ardite posture, il Volterra fu costretto a ridipingere anche qualche personaggio come nel caso del gruppo di Santa Caterina e San Biagio. Secondo la censura infatti, il San Biagio piegato alle spalle della Santa nuda, poteva dare facilmente adito a malintese interpretazioni. Fatto è che da allora Daniele da Volterra verrà ricordato con il nomignolo di Braghettone perché coprendo con drappi vari le scandalose nudità, aveva fornito secondo la voce popolare, di braghe i personaggi del Capolavoro di Michelangelo.

giovedì 1 maggio 2008

La chiesa di Santa Chiara a Napoli



La chiesa di Santa Chiara a Napoli, consacrata, alla presenza del committente Roberto D'Angiò, nel 1340, ha subito nel tempo, tra incendi, terremoti e sovrapposizioni barocche, diversi rimaneggiamenti. Cosicché è difficile pensare che il Monastero, spesso citato nelle belle canzoni napoletane, abbia conservato buona parte dell'aspetto originario. Infatti alcune modifiche furono apportate in seguito al terremoto del 1446; nel 1550 e nel 1621 due incendi ditrussero buona parte della documentazione della chiesa; nel 1694 ancora un altro terremoto arrecò altri danni alla Fabbrica; verso la metà del Settecento i bravi artisti nostrani si divertirono a modernizzare la Chiesa con la barbara sovrapposizione di marmi e stucchi; dulcis in fundo nel 1943 fu distrutta quasi completamente sotto il fuoco degli Alleati. Quindi quello che possiamo ammirare oggi è solo il frutto di una lunga opera di ricostruzione che ha tentato di ripristinare le caratteristiche trecentesche di Santa Chiara

mercoledì 30 aprile 2008

Le risorse degli artisti


La creazione artistica è un processo inarrestabile, nonostante menomazioni fisiche stabili o temporanee. È noto come Beethoven continuasse a comporre pur essendo divenuto sordo. Possiamo ricordare due casi di scrittori italiani. Il primo riguarda Gabriele D’Annunzio. Il Vate della letteratura italiana perse un occhio durante un atterraggio d’emergenza nella prima guerra mondiale. Per poter scrivere con gli occhi bendati si fece approntare dei cartigli, strisce di fogli corrispondenti ciascuna a una riga di testo, sulle quali poteva vergare le sue parole in linea retta seguendo i margini del foglio stesso (cartigli che ora si possono vedere al Vittoriano dannunziano sul Lago di Garda). Un sistema analogo adoperò Carlo Levi, momentaneamente cieco per un intervento agli occhi, che si fece predisporre invece una griglia da appoggiare sul foglio: sistema con il quale scrisse il libro “Quaderno a cancelli” uscito nel 1979. E dipinse, in quello stesso periodo, anche 146 quadri!


martedì 29 aprile 2008

L'economia di donna Olimpia


Si racconta che il famoso musicista, Gioacchino Rossini, durante la sua permanenza a Parigi , organizzasse ogni sabato, delle serate musicali invitando i personaggi più noti tra gli artisti e la nobiltà del tempo. Durante queste serate gli invitati si intrattenevano anche a cena, ma, cosa curiosa, in questi banchetti non si arrivava mai alla frutta che faceva bella mostra nella sala da pranzo, perché in casa Rossini si verificava sempre qualche evento che costringeva gli invitati ad alzarsi anzitempo dalla tavola. Un giorno, Il maestro napoletano Francesco Florimo, abituale frequentatore del Noto musicista, insospettito chiese spiegazione a un cameriere, il quale rispose:"Maestro Florio, deve sapere che la signora Olimpia (moglie di Rossini), è un donna attenta all'economia della casa, e quindi la bella frutta che vedete esposta, ella la prende a nolo per poi restituirla il giorno dopo".

lunedì 28 aprile 2008

La firma di Michelangelo,


Un noto episodio dell'attività giovanile di Michelangelo Buonarroti narra che quando l'Artista realizzò una delle sue opere giovanili più popolari: la "Pietà", oggi situata nella Basilica di San Pietro a Roma, si trovò per caso ad ascoltare alcuni dotti che ammiravano il suo Capolavoro attribuendo però il manufatto a un altro artista del tempo. Indispettito e preso da orgoglio giovanile, una sera, quando l'Opera già era stata esposta al pubblico, si armò di martello e scalpello e incise il suo nome sulla fascia che attraversa obliquamente il seno della Vergine. Sembra che questa sia la sua unica scultura firmata.


sabato 26 aprile 2008

Dai "telefoni bianchi" a "Ossessione"



Il regista Luchino Visconti era famoso per “il lavoro sugli attori”, cioè per il modo con il quale riusciva a ottenere gli effetti desiderati da coloro che recitavano nei suoi film. Per la sua prima pellicola, l’allora giovane regista milanese doveva dirigere nel 1942 Clara Calamai, già affermata attrice del cinema italiano. Abituata a impersonare donne belle e magari ricche nel cinema dei cosiddetti “telefoni bianchi” d’età fascista, mal s’adattava a impersonare la bellezza un po’ sbattuta della popolana Giovanna. Per ottenere l’effetto voluto in una scena particolarmente drammatica, nella quale la Calamai doveva apparire – controvoglia – scomposta e scarmigliata, il regista le appioppò un manrovescio e girò la scena. E quel volto, così immortalato, rimane uno dei suoi primi piani più intensi e significativi.

La rivoluzione della candela



Spesso non ci si rende conto come piccole invenzioni siano state estremamente importanti per lo sviluppo della società cambiando radicalmente alcuni aspetti della vita quotidiana. Una delle invenzioni che ha avuto un ruolo fondamentale anche per quanto attiene alle scelte espressive nel campo dell'arte, fu l'invenzione della candela in cera di paraffina, anche in Europa, nei primi anni del diciassettesimo secolo. Così in pochi anni artisti e letterati ebbero davanti non solo una giornata più lunga ma soprattutto i pittori, come Rembrandt, Caravaggio, Velazquez, potettero sperimentare per i loro dipinti, effetti di luce che oggi definiremmo cinematografici.

venerdì 25 aprile 2008

La corsa della Magnani


Come nascono certe scene al cinema? È già sempre tutto previsto dal regista e dagli sceneggiatori prima di cominciare le riprese? Non proprio così, soprattutto nel cinema italiano, famoso nel mondo per la sua estemporanea creatività. È il caso della più famosa scena di “Roma città aperta”, nonché una delle più rappresentative di tutto il cinema nostrano. L’amante di allora della protagonista del film, la grande Anna Magnani, per sfuggirle saltò al volo su un’autovettura che subito ripartì. L’attrice, che andò dietro di corsa, incespicò e cadde. Rossellini, folgorato, girò così la celeberrima scena nella quale l’amante (nel film) della Magnani viene gettato dai nazisti su camion, al cui inseguimento si getta l’attrice, che, colpita dai tedeschi, cade in strada abbattendosi sul selciato e restando lì riversa..


mercoledì 23 aprile 2008

Una fortunata scoperta


La tecnica dell'incisione calcografica , secondo come racconta Vasari, in una delle sue fantasiose storielle sugli artisti del suo tempo, nasce per puro caso. Infatti, pare sia stata una lavandaia a suggerire a un orafo, di trasferire su carta l’impronta dei suoi anelli, dando così inizio a una tecnica pittorica che ha avuto grande fortuna ed è stata utilizzata dai più grandi artisti: da Albrect Durer a Pablo Picasso

martedì 22 aprile 2008

Thank you Buster


Buster Keaton, attore, regista e sceneggiatore americano del cinema muto, noto per la sua comicità caratterizzata da una esilarante impassibilità di fronte agli eventi ostili, fece la sua ultima comparsa, sul grande schermo, in un film con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia:"Due marines e un generale" del 1965. In quell'occasione pronunciò una delle poche espressioni sonore della sua carriera: "thak you" .